sabato 31 maggio 2008

Preghiera

Okahandja


Stava spegnendo la luce nella sua stanza di albergo, quando lo sguardo le cadde sul tavolino presso la finestra. Sul ripiano di vetro c'era un giornale ripiegato, forse dimenticato dall'ospite precedente. Si alzò dal letto dopo aver tentato invano di afferrarlo allungando il braccio e sporgendosi il più possibile, rischiando così di cadere su quella moquette che, da macchie scure già precedentemente notate, faceva presagire essere un terreno poco rassicurante e molto fertile. Africa generosa, si disse. Si risistemò nel letto con quello che scoprì essere un settimanale locale. Sfogliando le pagine si accorse con sorpresa che era per metà scritto in africaans e per metà in tedesco, sua madrelingua. Terminata la lettura di articoli riguardanti alcune agitazioni tribali nel nord della Namibia scoprì un elenco di inserzioni all'ultima pagina. Scartò quelle che riportavano il titolo "MISCELLANEA" e si soffermò su quelle relative alla "COMPRAVENDITA". Lesse

CEDO SMOKING MOLTO BEN CONSERVATO

e si chiese a che cosa potesse servire un tale indumento in un paese come la Namibia dove la maggior parte della popolazione risiede in fattorie disseminate su un vastissimo territorio in cui una "vita sociale" come la intende un europeo è ridotta al minimo. La notte scende presto in Africa. Pensò ad un uomo che a bordo della sua Land Rover percorre la statale A1 immersa nel buio della savana con indosso uno smoking. Per andare dove, poi? Non riuscì proprio ad immaginarselo. Passò all'annuncio successivo

VENDO PORCELLINO D'INDIA

Scoprì che questi animali vivevano anche in Namibia. Nelle fattorie dove aveva finora pernottato, non aveva mai scorto un porcellino d'India, no, no, mai visti; ne era sicura. E se fosse l'unico esemplare in tutta quella regione africana? L'annuncio successivo la interessò in modo particolare.

SOFFRE DI DOLORI ALLA SCHIENA? LE OFFRIAMO LA NOSTRA SEDIA ERGONOMICA

che le fece ripensare al suo mal di schiena aggravato dal dormire su quei materassi smollati in cui si era imbattuta durante il viaggio. Si sentì intorpidita e si stirò nel letto. Uno sbadiglio le fece lacrimare gli occhi e le ricordò del sonno arretrato.Gli annunci però la stavano interessando a tal punto che proseguì la lettura dopo essersi tersa gli occhi con il bordo del lenzuolo.


NAPHTALINE
E' ANCORA LIBERA IL MARTEDI ED IL VENERDI' PER LAVORI DOMESTICI. BUONE REFERENZE.

Vide Naphtaline, una MAMI tutta fondoschiena con i capelli stretti in un fazzoletto colorato ed un ampio straccio per la polvere in mano, che ciabattava da una stanza all'altra di una vasta "farm house" sperduta nel feld per poi finire subito dopo davanti ai fornelli a mescolare minestre di verdura o a sfornare torte di formaggio. Ma solo il Martedì ed il Venerdì. Perchè negli altri giorni i bambini dei padroni avrebbero mangiato minestrine liofilizzate e cibi precotti. Non tutti hanno la stessa pazienza e abnegazione di MAMI nel ripulire, tagliare e mondare quegli ortaggi.


Decise di averne avuto abbastanza di annunci. Stava richiudendo il giornale quando lo sguardo si incollò sull'ultimo trafiletto al margine esterno della pagina.

VENDO ABITAZIONE CONFORTEVOLE. TRE STANZE DA LETTO NEL CENTRO DI OKAHANDJA. PREZZO MODICO. ZONA TRANQUILLA. NESSUNA CASA DI FRONTE, NON LONTANO DAL MERCATO, DALLA BANCA, DAL NEGOZIO VIDEO, DALL'AUTORIMESSA,...

Il testo non le suggerì alcuna immagine nella mente, ma non potè fare a meno di riprendere la lettura dell'annuncio dall'inizio. Rilesse il nome della località. Poi, richiuse il settimanale che abbandonò ai piedi del letto, non c'era più spazio sul comodino ingombro di oggetti sfilati frettolosamente dalla valigia alla ricerca delle sue gocce. Mentre allungava la mano verso l'interruttore il nome della località le tornò in mente e le sembrò stranamente familiare. Lo ripetè mentalmente più volte prima di addormentarsi , ma senza che questo suscitasse in lei altre emozioni. Era troppo stanca.

La mattina successiva, come ogni mattina, la guida illustrò in autobus il programma del giorno e lei, come ogni mattina, ascoltò distrattamente la spiegazione; stava osservando il panorama. Guardava la catena del Naukluft e le montagne con le cime appiattite dal vento, una linea blu scuro su un orizzonte a tratti coperto da boschi di acacie. Poichè distratta, il nome della località in cui avrebbero pranzato fu recepito, ma non processato dal cervello. Staccò lo sguardo dall'orizzonte solo quando la sua vicina distese la cartina geografica e accorgendosi dell'invasione si scusò. Poi, per farsi perdonare, le mostrò la prossima meta: Okahandja. Ne fu sorpresa e, esitante, chiese conferma. Se c'e' tempo, dopo pranzo, potremmo andare a vedere la casa messa in vendita, pronunciò a bassa voce, quasi sussurrando. La sua vicina sorrise imbarazzata, ma non disse nulla.

Dopo la sorpresa fu quasi spavento quello che provò quando, nel cercare gli occhiali da sole la sua mano sfilò dallo zaino un foglio del giornale letto la notte prima. Lo aveva usato per avvolgere una statuetta di legno, ma il pacco si era disfatto durante la cieca ricerca della mano. Fu quasi costretta a rileggere l'annuncio; questa volta in preda all'agitazione. Alzò gli occhi. L'imbarazzo che provò nei confronti della sua vicina fu tale da costringerla a richiudere subito lo zaino ricacciandovi il foglio e a voltarsi nuovamente verso il finestrino rinunciando agli occhiali. Strinse lo zaino a sè e rimase con lo sguardo incollato al vetro. Chiuse gli occhi quando iniziarono a bruciare per il forte riverbero.Sullo schermo nero apparve MAMI con un largo sorriso che rassettava non più la casa isolata nel feld, bensì la sua non lontano dal centro di Okahandja. Si vide entrare in cucina, si sentì chiedere a MAMI se si era ricordata di dare da mangiare al porcellino d'India. Mi raccomando, è l'unico esemplare vivente in tutta la Namibia. Con la mente riuscì ad immaginarsi le stoviglie riposte nell'armadio. Faccio un salto in banca e poi vado a ritirare lo smoking acquistato ieri, furono le sue ultime parole mentre si richiudeva la porta alle spalle.

Sempre a occhi chiusi vide il feld scorrere davanti al finestrino.

Arrivarono ad Okahandja verso mezzogiorno. Non riuscì ad ingoiare neanche un boccone. Stette in disparte al margine della lunga tavolata fissando il fondo della sala con gli occhi ormai fortemente arrossati. Non bevve il solito boccale di birra per paura di versare qualche goccia sullo smoking fresco di tintoria. Nessuno la notò.Improvvisamente si sveglio dal torpore in cui era caduta e controllò l'ora al suo polso. Scoprì così di essere in ritardo all'appuntamento. Come aveva fatto a scordarsene? Eppure il proprietario si era tanto raccomandato di essere puntuale, perchè dopo di lei un'altra persona avrebbe voluto visitare la casa. Sa, con tutti gli impegni di lavoro che ho...

Risalì sull'autobus sicura che l'avrebbero accompagnata all'appuntamento, ma rimase delusa quando vide il cartello di "Benvenuto ad Okahandja" scorrere via. Si irritò con se stessa per essersi fidata della guida. Per tutto il tragitto fino al parco Etosha pensò che sarebbe stato bene avvertire il padrone non appena arrivati al campo. Il suo pensiero fu deviato dagli eventi. La guida avvertì tutti che la cena sarebbe stata servita subito. Il tempo di portare la valigia in camera, di rinfrescarsi il viso,ma non il tempo di telefonare.

Dormì sognando MAMI che bruciava la minestra. Ma no, si disse, oggi è Giovedì. MAMI sarebbe venuta il giorno dopo.I bambini si sarebbero dovuti accontentare del purè di patate in scatola. Avrebbe dovuto sorbirsi le loro lamentele. E poi ancora..meno male che oggi c'e' MAMI che prepara la minestra. Quell'andirivieni di persone nella sua testa la tenne occupata tutta la notte. Per la durata del sogno, che l'accompagnò fino all'ora della sveglia, si preoccupò di calmare i bambini e di aiutare MAMI a tagliare le verdure. Al mattino era stremata.

Che lei fosse una persona originale i suoi familiari già lo sapevano, ma non i compagni di viaggio, i quali la consideravano tranquilla e riservata; forse anche un pò timida. Nessuno avrebbe mai immaginato che quel giorno, durante la breve sosta al lago salato, si sarebbe allontanata per nascondersi nel vicino bosco di acacie. Il gruppo ritornò ai pulmini sui cui erano stati ridistribuiti dopo una settimana di autobus. Alcuni pensarono si fosse infilata in un'altra vettura; altri addirittura, poi interrogati dalla polizia, giurarono di averla vista salire davanti. Il risultato di tanta distrazione e confusione fu che comunque le vetture si misero in moto senza di lei.

Nascosta tra le acacie osservò le ruote mentre svanivano all'orizzonte. Rombi di motore sempre più lontani fino a disperdersi nel fruscio del vento che sfilava tra l'erba alta della savana. Guardò l'orologio.

Speriamo, si disse, di arrivare in tempo all'appuntamento.

Flash (settembre 1997)

martedì 27 maggio 2008

Per te





Un giorno ti capiterà di passeggiare
sulla stessa spiaggia
dove un tempo
ho camminato io.
Lascerai impronte
accanto alle mie
ormai lavate via dall'onda.

Quel giorno io
sarò vento,
lieve,
la brezza che accompagna il volo dei gabbiani.

Mi nasconderò nel tuo sorriso
per potermi riscaldare
sarò nel tuo sguardo
per vedere lontano.

Sarò delicato
come una tua lacrima
Sarò scoglio
su cui potrai riposare
sarò nulla
ma sarò ovunque tu mi voglia cercare.

Mi troverai,
sempre.

Quel giorno fermati ad ascoltare il mare.

Trasportato dal vento ti giungerà il mio canto.
L'ho composto con le note scritte dalla gioia,
la gioia che sentivo
quando ci vedevamo
quando ricevevo un tuo scritto,
mi hai regalato
un pensiero
hai condiviso con me un sogno.
E' tanto
in questo mare
che avrà cancellato le mie impronte.

Non ci saranno più mie parole
solo quelle che ti ho lasciato.

Ma tu fermati un'attimo su quella spiaggia,
ascolta il mio canto.
E' per te.
L'ho composto con i fili d'oro del cuore.

Flash (maggio 2008)