lunedì 3 novembre 2008
domenica 2 novembre 2008
Non amare il florido ramo
Non amare il florido ramo,
non mettere nel tuo cuore
la sua immagine sola;
essa avvizzisce.
Ama l'albero intero,
così amerai il florido ramo,
la foglia tenera e la foglia morta,
il timido bocciolo ed il fiore aperto,
il petalo caduto e la cima ondeggiante,
lo splendido riflesso dell'Amore pieno.
Ama la vita nella sua pienezza,
essa non conosce decadimento.
Krishnamurti
non mettere nel tuo cuore
la sua immagine sola;
essa avvizzisce.
Ama l'albero intero,
così amerai il florido ramo,
la foglia tenera e la foglia morta,
il timido bocciolo ed il fiore aperto,
il petalo caduto e la cima ondeggiante,
lo splendido riflesso dell'Amore pieno.
Ama la vita nella sua pienezza,
essa non conosce decadimento.
Krishnamurti
The Show must go on
Empty spaces - what are we living for
Abandoned places - I guess we know the score
On and on, does anybody know what we are looking for...
Another hero, another mindless crime
Behind the curtain, in the pantomime
Hold the line, does anybody want to take it anymore
The show must go on
The show must go on, yeah
Inside my heart is breaking
My make-up may be flaking
But my smile still stays on
Whatever happens, I'll leave it all to chance
Another heartache, another failed romance
On and on, does anybody know what we are living for ?
I guess I'm learning (I'm learning learning learning)
I must be warmer now
I'll soon be turning (turning turning turning)
Round the corner now
Outside the dawn is breaking
But inside in the dark I'm aching to be free
The show must go on
The show must go on, yeah yeah
Ooh, inside my heart is breaking
My make-up may be flaking
But my smile still stays on
Yeah yeah, whoa wo oh oh
My soul is painted like the wings of butterflies
Fairytales of yesterday will grow but never die
I can fly - my friends
The show must go on (go on, go on, go on) yeah yeah
The show must go on (go on, go on, go on)
I'll face it with a grin
I'm never giving in
On - with the show
Ooh, I'll top the bill, I'll overkill
I have to find the will to carry on
On with the show
On with the show
The show - the show must go on
Go on, go on, go on, go on, go on
Go on, go on, go on, go on, go on
Go on, go on, go on, go on, go on
Go on, go on, go on, go on, go on
Go on, go on
giovedì 30 ottobre 2008
A Maria

Disegnerò tra le stelle il contorno
del tuo sorriso di modo che nelle notti
in cui non avrò più la forza di rialzarmi
e più lacrime da piangere Io
..Io, in quell'istante
potrò attingere con lo sguardo
a quella che per me è la più grande meraviglia..
Guarderò il cielo sconfinato che sarà il tuo viso..
Vedrò il bagliore delle stelle
che sarà il tuo sguardo...Viaggerò
nell'immensità dell'universo che sarà il tuo cuore..
Sì disegnerò tra le stelle il tuo sorriso.
E io saprò di essere vivo!
Spiritualità
Per poter affrontare con serenità quello che può venirti incontro è indispensabile coltivare la propria spiritualità. Questo è un lavoro molto faticoso e lungo che richiede pazienza, dedizione e soprattutto raccoglimento.
Certo..puoi cercare soddisfazioni terrene per scacciare la tristezza legata a questa vita corporale, ma è bene tener presente che il beneficio che se ne ricava è impermanente. L' insoddisfazione che ne deriva è tale che è necessario colmarla con altre emozioni terrene...e il gioco perdura così per tutta la vita. L'unico modo per spezzare questa iterazione perversa è cercare di colmare il vuoto con la meditazione quotidiana che permetta di avviare una ricerca interiore.
Certo..puoi cercare soddisfazioni terrene per scacciare la tristezza legata a questa vita corporale, ma è bene tener presente che il beneficio che se ne ricava è impermanente. L' insoddisfazione che ne deriva è tale che è necessario colmarla con altre emozioni terrene...e il gioco perdura così per tutta la vita. L'unico modo per spezzare questa iterazione perversa è cercare di colmare il vuoto con la meditazione quotidiana che permetta di avviare una ricerca interiore.
giovedì 23 ottobre 2008
Fiumi Diluiti

Mi tengo a quest'albero mutilato...
stamani mi sono disteso
in un urna d'acqua
e come una reliquia
ho riposato.
Mi sono accoccolato
vicino ai miei panni
sudici di guerra
e come un beduino
mi sono chinato a ricevere
il sole
una docile fibra
dell'universo.
Questo è il Serchio
al quale hanno attinto
duemil'anni forse
di gente mia campagnola
e mio padre e mia madre
che mi ha visto
nascere e crescere
Questa è la Senna
e in quel suo torbido
mi sono rimescolato
e mi sono conosciuto.
G. Ungaretti
martedì 21 ottobre 2008
lunedì 20 ottobre 2008
Guest House
This being human is a guest house.
Every morning a new arrival.
A joy, a depression, a meanness,
some momentary awareness comes
As an unexpected visitor.
Welcome and entertain them all!
Even if they're a crowd of sorrows,
who violently sweep your house
empty of its furniture,
still treat each guest honorably.
He may be clearing you out
for some new delight.
The dark thought, the shame, the malice,
meet them at the door laughing,
and invite them in.
Be grateful for whoever comes,
because each has been sent
as a guide from beyond.
Gioia e Dolore
La vosta gioia
è il vostro dolore senza maschera.
Tanto più in fondo vi scava il dolore
tanta più gioia voi potrete contenere.
Il legno del liuto
che accarezza il vostro spirito
non è forse scavato col coltello?
Quando siete contenti
guardate in fondo al cuore
e troverete che soltanto
ciò che vi ha dato dolore vi dona la gioia.
Alcuni dicono:
“la gioia è più grande del dolore”,
e altri: “il dolore è più grande”,
in realtà sono inseparabili.
Essi giungono insieme
e quando una siede con voi
alla vostra mensa,
l’altro è disteso sopra il vostro letto.
Voi siete come bilance
sospese tra il dolore e la gioia.
Kahlil Gibran
domenica 28 settembre 2008
Solitudine I

«Che cosa mormora
ancora Wotan alla testa di
Mimir?
Già la sorgente
ribolle: la cima dell'albero
dell'universo rosseggia al
suono del corno rintronante
che Heimbold tiene alzato a chiamare le schiere.
L'albero trema, ma resta ancora
eretto, mentre frusciano le foglie finché Loge si svincola.
Selvaggio urla il cane davanti all'abisso infernale
Finché strappa la catena allo sfrontato corsiero.
Dall'Oriente avanza un gigante munito di scudo.
Allora il verme del mondo si erge irato contro Joten.
Egli percuote le onde,gridano i nibbi,
bramosi di cadaveri, perché Naglfar,
la barca dei morti, si è liberata.
Dall'Oriente attraverso il mare,
quando si avvicinano i figli di Muspil,
Guida Loge la chiglia fuggente;
Il fratello della tormenta porta
lungo la strada il lupo e la sua figliata »
sabato 30 agosto 2008
Sogni III
domenica 17 agosto 2008
La lunga notte dell'anima

L'illuminazione esige che in te ci sia sincerità, onestà, integrità e che ci sia un'unità profonda tra quello che pensi, quello che dici e quello che fai. Con la serietà e l'onestà potrai andare lontano.
Se guardi attentamente come stanno le cose, vedrai che non hai scelta. Tu sei quello che sei. E il tuo insegnante, la tua guida suprema, è la vita.
Nella vita non c'è differenza tra interiore ed esteriore. Costituiscono un unico movimento, perchè l'interiore si manifesta nell'esteriore e l'esteriore ti conduce all'interno. Quando questo non accade, quando ciò che è all'esterno non ti conduce all'interno e ciò che è all'interno non si manifesta all'esterno, allora interiore ed esteriore non appartengono alla vita e sono entrambi falsi.
giovedì 7 agosto 2008
Fragile
Se il sangue scorrerà, quando la spada incontrerà la carne,
seccandosi al sole della sera,
la pioggia di domani laverà via le macchie
Ma qualcosa rimarrà per sempre nelle nostre menti
Forse questo ultimo atto è destinato
a ribadire una fondamentale verità:
che dalla violenza non può
e non è mai potuto nascere nulla
Per tutti quelli nati sotto una stella arrabbiata
per paura che ci dimentichiamo quanto siamo fragili
La pioggia continuerà a cadere su di noi
come lacrime da una stella
La pioggia continuerà a dirci
quanto siamo fragili, quanto siamo fragili
mercoledì 30 luglio 2008
Lagrima
Cuore fatto di cenere
che terrorizza chi ancora non è nato
che scava con mani nude
dentro il mio colore vecchio e sgranato
senza respiri
capirà chi ancora vive di spasmi
mediocrità di una vita
vestita da lenzuola di fantasmi.
lunedì 28 luglio 2008
Dissolvenza
Sogno I

Guardavo l'orizzonte.
Mi sembrava di scorgere un'anima simile a me.
Era una cosa bella.
Cantavamo le stesse canzoni.
Usavamo le stesse parole.
Era una cosa troppo bella,
avevo paura di crederci.
Alla fine ci ho creduto.
Ma era troppo uguale a me
non poteva essere.
Guardavo l'orizzonte.
Vedevo me stesso
riflesso
in una pozzangera di cielo.
Flash (luglio 2008)
sabato 26 luglio 2008
mercoledì 23 luglio 2008
martedì 15 luglio 2008
Vole
(Jean-Jacques Goldman)
Vole vole petite aile
Ma douce, mon hirondelle
Va t'en loin, va t'en sereine
Qu'ici rien ne te retienne
Rejoins le ciel et l'éther
Laisse-nous laisse la terre
Quitte manteau de misère
Change d'univers
Vole vole petite soeur
Vole mon ange, ma douleur
Quitte ton corps et nous laisse
Qu'enfin ta souffrance cesse
Va rejoindre l'autre rive
Celle des fleurs et des rires
Celle que tu voulais tant
Ta vie d'enfant
Vole vole mon amour
Puisque le nôtre est trop lourd
Puisque rien ne te soulage
Vole à ton dernier voyage
Lâche tes heures épuisées
Vole, tu l'as pas volé
Deviens souffle, sois colombe
Pour t'envoler
Vole, vole petite flamme
Vole mon ange, mon âme
Quitte ta peau de misère
Va retrouver la lumière
domenica 13 luglio 2008
Perdono

Il perdono è un'atto d'amore verso gli altri e verso se stessi e l'amore può cambiare il mondo.
Non essere egoista e volgi lo sguardo verso gli altri. Cogli ciò che ti viene offerto aprendo il tuo cuore. Dona senza aspettarti nulla in cambio. Regala il tuo amore, ma non voltarti a vedere se è stato raccolto e compreso.
Un giorno ti ritornerà.
domenica 6 luglio 2008
sabato 5 luglio 2008
domenica 15 giugno 2008
sabato 14 giugno 2008
Namaste
Questo video è il mio saluto di benvenuto.
E' indirizzato anche a tutti coloro che involontariamente ho ferito, ma a cui voglio bene. E' per farmi perdonare di non essere stato umile, ma egoista; di essere stato indiscreto ed invadente. E' la speranza che anche quello che di buono ho fatto, se lo fatto, non si disperda, ma rimanga da qualche parte nel loro cuore...un ricordo piacevole...Se così fosse, ne sarei felice, perchè questo è quello a cui tendo...sempre, anche se non sempre mi riesce bene.
Namaste
E' indirizzato anche a tutti coloro che involontariamente ho ferito, ma a cui voglio bene. E' per farmi perdonare di non essere stato umile, ma egoista; di essere stato indiscreto ed invadente. E' la speranza che anche quello che di buono ho fatto, se lo fatto, non si disperda, ma rimanga da qualche parte nel loro cuore...un ricordo piacevole...Se così fosse, ne sarei felice, perchè questo è quello a cui tendo...sempre, anche se non sempre mi riesce bene.
Namaste
domenica 8 giugno 2008
mercoledì 4 giugno 2008
Sole e Ombra

"Una lavatrice nel cielo...anzi...la MIA lavatrice!" urlò, ma fu colta subito da un dubbio. "No...non è la la mia lavatrice. La mia è a casa ed è guasta dal...dal...1970". Era incerta sull'anno. "1970...No, non può essere...e poi questa è gialla e dà fastidio alle....orecchie...orecchie?...non ho male alle orecchie. Non c'e' neanche un alito di vento!".
Strizzò gli occhi. A guardare quell'oggetto sospeso nel cielo le procurava fastidio alla vista. Quando li riaprì la lavatrice era scomparsa dalla sua mente. "Ecco la luna. E' già notte", pensò, "Devo dormire, altrimenti domani avrò mal di testa. Mi viene sempre mal di testa, quando non dormo a sufficienza". Mugugnando si agitò sulla sedia. Si voltò un pò verso destra, un pò sul lato sinistro; non riusciva a trovare una postura comoda che le consentisse di distendere le gambe. Sentì un calore che dalla fronte si diffondeva su tutto il viso. Fu investita dal ricordo di un lettino sul ponte di una nave da crociera. Avvertì l'odore salmastro del mare trasportato dal vento. "Ieri il matrimonio, il pranzo, gli invitati, tutto quel trambusto e oggi finalmente in viaggio verso la Grecia". Emise un profondo respiro di sollievo. Strizzò nuovamente gli occhi. "Dove avrò lasciato le spalline. Il vestito cade male e mi stringe sotto le ascelle".
"Che caldo" si disse. Improvvisamente aggrottò la fronte. "Ma chi ha messo la mia camicetta di seta nel mucchio insieme al bucato che deve andare a sessanta gradi?". Mentre si chiedeva che fine avesse fatto la torta nuziale un ombra si allungò sulla sua figura.
"Mamma, sei qui!". Una signora entrò nel suo campo e l'immagine si sovrappose ai suoi pensieri. "Ah, signorina, mi può portare una scarpa...come..una scarpa?...Ma no, non credo sia il caso...le scarpe le ho indosso", le disse sorpresa. Teneva la testa inclinata in avanti sforzandosi di guardarsi i piedi. "Forse hai sete, mamma?" "Sete?...mamma? Neanche un pò...Però se fosse così gentile da portarmi da bere?..ma..ci conosciamo?". Alzò la testa per vedere meglio la nuova arrivata. "Mamma, sono io, Giulia, tua figlia. Ti ho portato il gelato, come mi hai chiesto tu martedì", esclamò con esagerato entusiasmo cercando così di nascondere il disagio per non essere stata riconosciuta. La madre non diede segno di averla capita. Anzi, voltò la testa dalla parte opposta, infastidita da quella presenza estranea.
La figlia si sedette di fianco alla sedia, sull'erba. In silenzio scartò il pacchetto che teneva in una mano. Il fruscio della carta attrasse l'attenzione dell'anziana, che si girò nuovamente per vedere cosa stesse accadendo. Era una coppa di gelato alla fragola che al calore estivo si stava velocemente squagliando. Con il cucchiaino di plastica la figlia iniziò ad imboccarla. Quella sostanza dolciastra che si scioglieva in bocca le fece provare un piacere profondo. Si ricordò di quando era piccola e la domenica usciva con papà. Il suo viso si illuminò al ricordo. " E' buona la torta al cioccolato, vero?", le chiese con una voce piena di gratitudine. Ne prese solo altri due assaggi, poi chiuse gli occhi. Era stanca. Stettero insieme ancora un pò, in silenzio.
Era trascorsa un'ora da quando la figlia se n'era andata, ma la signora era sempre lì, seduta al sole, immobile. Aveva appoggiato la testa sul sedile, un lieve sorriso sulle labbra come se stesse facendo un sogno piacevole.
"Signora Steiner!...Ah, eccola finalmente...Ma dove si era cacciata? L'ho cercata per tutto il parco". L'infermiera sbucò tutta affannata da dietro un gruppo di pini. "Chi l'ha spinta fin qui lasciandola tutta sola sotto il sole cocente?". La signora Steiner si voltò lentamente verso di lei. Ora la fissava in silenzio con un'espressione di stupore in volto. Non aveva compreso. "Sono appena tornata dalla Grecia e non ho ancora disfatto le valige". "Certo, certo...che stupida! Come ho fatto a dimenticarmi del viaggio. Comunque adesso non c'è tempo per sistemare il guardaroba. Deve rientrare con me. La stavamo cercando tutti", disse l'infermiera scuotendo la testa e sospirando. Mentre si dirigeva svelta verso l'edificio, una gamba della paziente scivolò dall'appoggio della carrozzella. Ora sfregava e rimbalzava inerte contro la ruota. L'infermiera sbuffando si fermò. Si chinò a sistemare la signora Steiner. "Uh, quanto pesa! Devo confessarle che da quando è quì si è appesantita un pò. Trascorre il suo tempo a sonnecchiare, ma non le manca certo l'appetito. Sarò costretta a farla mettere a dieta...Ecco fatto..Ma ora facciamo presto. E' ora di riposare!". La signora Steiner non la poteva più sentire. Si era addormentata.
L'infermiera si aggiustò i capelli che nello sforzo erano finiti sugli occhi. Pensò, che forse, se avesse fatto in tempo, sarebbe andata dal parrucchiere.
Riprese a spingere la carrozzella.
Flash (febbraio 2001)
Io
Parole e Ricordi

Parole
che non ti ho mai detto
per pudore
per paura di essere banale.
Rimangono sospese
come ragnatele
si agitano
come panni al sole
cadono
come perle di pioggia
evaporano
sulla terra bruciata dal sole
e fanno male
quanto un distacco.
Sono quelle,
le parole,
che non hai compreso.
Flash (luglio 2007)

I ricordi che mi hai lasciato...
I ricordi che mi hai lasciato
sono sparsi ovunque
un pò qua...un pò là.
Sono caduti in terra
come tante perle sfilate da una collana spezzata
sono rotolati via.
La vita scorre tranquilla.
Non ti penso,
ma capita che la punta del piede colpisca una perla
vada a sbattere contro il mobile
o ci scivoli sopra,
sbadato come sono.
La raccolgo.
Ti penso
e mi viene nostalgia.
Flash (luglio 2008)
Identità
Pensieri
Randagio
martedì 3 giugno 2008
Johann Becker

Johann Becker aveva ormai superato i settantacinque anni e da dieci era in pensione. Tutte le mattine si alzava alle sei. Come prima cosa caricava ed accendeva la macchina del caffè in modo che fosse pronta quando finiva di radersi. Poi, si infilava nel bagno che rappresentava l'unico momento della giornata in cui si guardava allo specchio, perchè costretto.
Il signor Becker era solo. Abitava una soffitta in Marienstrasse, a Berlino.
Terminate le abluzioni mattutine e la colazione si infilava nel cappotto nero di lana pesante che portava sia estate che inverno; ai cambiamenti delle stagioni lui ormai non badava più. Il cappotto, una volta elegante e lucente era diventato opaco. Oltre a pesare ogni giorno di più era diventato, a dispetto dell'infeltrimento della lana causa i ripetuti lavaggi, sempre più lungo ed ampio, così lungo e ampio che le maniche gli coprivano parte del dorso della mano donandogli un aspetto da spaventapasseri.
Ed era così, con quel cappotto nero, che lo si incontrava tutte le mattine di buon ora nonostante non andasse più a lavorare, perchè tutte le mattine si incamminava verso il centro città dove erano situate le librerie più fornite. Lungo la via salutava la fruttivendola che parecchie volte gli aveva aggiunto una mela alla frutta già pesata. Perchè la signora Meier, inacidita dalla vita, possedeva però un cuore generoso. Al signor Becker piaceva dilungarsi con lei per raccontare delle notti in bianco trascorse a ripensare alla sua defunta consorte e anche, un giorno, ha confessato quanto fosse difficile tirare avanti con la sua misera pensione di operaio " Signora, per ben due volte sono stato costretto a iniziare da capo quando due bombe inglesi mi hanno distrutto la casa durante la guerra". La Meier non si lasciava sfuggire l'occasione di riprenderlo per lo stato di abbandono in cui si era ridotto a vivere, ma poi gli infilava di nascosto una mela nella borsa della spesa in modo che lui, rientrando in casa e scartando la frutta si accorgesse di quella mela, perchè, così rossa, spiccava tra tutte quelle pere verdi. Al ripetersi di codesto rituale, oseremmo supporre ormai quotidiano, il signor Becker non poteva trattenere un sorriso di gratitudine per la fruttivendola che gli aveva risparmiato, ancora una volta, l'imbarazzo di un ringraziamento.
Quel giorno, come del resto tutti gli altri, Becker passò accanto al negozio della signora Meier. La fruttivendola era intenta a disporre la frutta e la verdura fuori dal negozio, dava le spalle al marciapiede e non lo notò. Ma, anche se lo avesse notato, Becker non avrebbe voluto vederla, era troppo bronciato. Il suo volto appariva piccolo, piccolo dentro quel colletto rialzato per il vento e Becker non guardava altro se non le sue scarpe che si facevano impazienti di arrivare in centro per poter calcare e sentire lo schricchiolìo del parquet della libreria a cui era solito recarsi il sabato.
La libreria distava una buona mezz'ora dalla sua abitazione e quel giorno si sentì troppo impaziente per lasciarsi sfuggire l'autobus che si era fermato proprio a pochi passi da lui.
Tutta quell'agitazione e quell'umore pessimo avevano un origine ben preciso. Il signor Becker, grande lettore da ormai più di cinquant'anni, possedeva una trascurabile biblioteca, se paragonata a quella centrale di Berlino, ma ben fornita se si consideravano angusti spazi e ristrettezza economica in cui era costretto a vivere. C'e' poi il fatto ,non irrilevante, che gran parte dei suoi libri era andata persa durante il crollo della vecchia casa. Oggi ne possedeva soltanto 5000.
Il Signor Becker, seppur non giovanissimo, possedeva una lucidità mentale e soprattutto una memoria che avrebbe fatto invidia ad un ventenne. Ma se nei giovani il fervore, tale bramosia di conoscenza può essere considerato un vantaggio, con il trascorrere degli anni acquista un risvolto negativo tanto da considerare l'avvento dell'oblio non totalmente nocivo. Becker ricordava la trama di ogni libro fin nei minimi particolari. Non di rado gli capitava di riconoscere in alcuni passaggi linguistici di nuovi scrittori emergenti gli stessi letti trentanni addietro. Tutto ciò potrebbe sempre trovare una scusante visto che la mente umana è, sì una fucina di idee, ma non sempre in grado di partorirne delle originali.
A questo punto della storia il lettore potrebbe spazientirsi non trovando in tutto ciò una ragione plausibile per spiegare l'irritazione del protagonista. Ma, se ciò avvenisse, dimostrerebbe di non far parte di quella minoranza che fa della lettura una ragione di vita.
Una volta sceso alla fermata di Koenig Wilhelm Platz percorse quasi di corsa il tratto che lo separava dalla libreria. Inutile riportare gli improperi che rivolse al commesso il quale la settimana precedente gli aveva consigliato due libri ora semidistrutti ai piedi della poltrona, luogo in cui erano planati dopo averli classificati come "insulti all'umana intelligenza". Pure irrilevante, ai fini della comprensione della storia, le scuse del commesso costretto ad ammettere che nulla di quanto pubblicato negli ultimi anni poteva essere paragonato al capolavoro di Hugo, a un'opera di Tolstoj. Fu tale l'energia con cui il signor Becker si sfogò che tutta la sua figura si scompose tanto da far allungare una manica del cappotto di circa una decina di centimetri a discapito dell'altra facendolo assomigliare ancora di più ad uno spaventapasseri.
Indignato uscì dalla libreria senza aver acquistato nulla e sbattendo la porta. Ma, anzichè allontanarsi dal negozio, Becker rimase lì in piedi a fissare la statua di bronzo di re Guglielmo. Per la prima volta dopo la morte della sua tanto amata, e aggiungiamo anche paziente, consorte il signor Becker si sentì perso, desideroso di ritirarsi nel suo appartamento divenuto l'unico rifugio da quel mondo che improvvisamente gli sembrò incomprensibile e per questo poco allettante, ma senza per questo trovare la forza di muovere un passo. Calmatosi leggermente e rimuginando sulla sua disgrazia di essere sopravvissuto a sua moglie, il signor Becker ripercorse a piedi la strada verso casa. E allora gli balenò una sola idea: risistemare tutti i suoi libri.
Ora, la reazione del protagonista potrebbe apparire alquanto esagerata. Tuttavia, è opportuno aggiungere che non due, bensì numerosi se non adirittura troppi erano ormai i libri da lui eticchettati come "insulto all'umana intelligenza". Gli ultimi due non avevano fatto altro che versare la famosa goccia nel vaso ormai traboccante.
Fu mentre risuscitava i volumi più vecchi sui ripiani alti della libreria che gli venne l'idea. Accatastò tutti i libri formando alte pile sul pavimento già ingombro di volumi. Se non ci fossimo accorti di quel suo sguardo di sfida avremmo potuto anche preoccuparci per la salute del signor Becker vedendolo arrampicarsi e ridiscendere la scala dieci, venti fino a cento volte senza concedersi neanche una sosta. Se poi ci fosse venuto in mente anche il ricordo della forte emozione provata dal suo cuore nella libreria del centro, la cosa avrebbe potuto metterci addirittura in allarme. Fortunatamente per il lettore, e forse di più per il signor Becker, il protagonista giunse incolume al termine della sua fatica. Appoggiati i gomiti su due pile di libri, il signor Becker iniziò a sfogliare ad uno ad uno i volumi, scartandone alcuni, strappandone pagine da altri. Questo lavoro, che iniziò come una reazione alla sua forte irritazione facendo quindi supporre un suo rapido compimento, durò in realtà ben 3 giorni.
Esausto per il scarso sonno e cibo il signor Becker si abbondonò sulla poltrona esausto ma soddisfatto. Al suo fianco si ergeva una pila di migliaia di pagine disomogenee tra loro, alcune gialle altre verdi, grandi e piccole, di pergamena e di carta riciclata, stampate con caratteri rotondi, obliqui, allungati, neri, blu...
Il signor Becker era felice, perchè aveva estratto da 5000 libri le pagine migliori, aveva dato vita e corpo ad un'opera letteraria, ad un libro che non lo avrebbe certamente deluso.
Flash (settembre 1998)
lunedì 2 giugno 2008
Ad un'amica che non c'è più
domenica 1 giugno 2008
sabato 31 maggio 2008
Okahandja

Stava spegnendo la luce nella sua stanza di albergo, quando lo sguardo le cadde sul tavolino presso la finestra. Sul ripiano di vetro c'era un giornale ripiegato, forse dimenticato dall'ospite precedente. Si alzò dal letto dopo aver tentato invano di afferrarlo allungando il braccio e sporgendosi il più possibile, rischiando così di cadere su quella moquette che, da macchie scure già precedentemente notate, faceva presagire essere un terreno poco rassicurante e molto fertile. Africa generosa, si disse. Si risistemò nel letto con quello che scoprì essere un settimanale locale. Sfogliando le pagine si accorse con sorpresa che era per metà scritto in africaans e per metà in tedesco, sua madrelingua. Terminata la lettura di articoli riguardanti alcune agitazioni tribali nel nord della Namibia scoprì un elenco di inserzioni all'ultima pagina. Scartò quelle che riportavano il titolo "MISCELLANEA" e si soffermò su quelle relative alla "COMPRAVENDITA". Lesse
CEDO SMOKING MOLTO BEN CONSERVATO
e si chiese a che cosa potesse servire un tale indumento in un paese come la Namibia dove la maggior parte della popolazione risiede in fattorie disseminate su un vastissimo territorio in cui una "vita sociale" come la intende un europeo è ridotta al minimo. La notte scende presto in Africa. Pensò ad un uomo che a bordo della sua Land Rover percorre la statale A1 immersa nel buio della savana con indosso uno smoking. Per andare dove, poi? Non riuscì proprio ad immaginarselo. Passò all'annuncio successivo
VENDO PORCELLINO D'INDIA
Scoprì che questi animali vivevano anche in Namibia. Nelle fattorie dove aveva finora pernottato, non aveva mai scorto un porcellino d'India, no, no, mai visti; ne era sicura. E se fosse l'unico esemplare in tutta quella regione africana? L'annuncio successivo la interessò in modo particolare.
SOFFRE DI DOLORI ALLA SCHIENA? LE OFFRIAMO LA NOSTRA SEDIA ERGONOMICA
che le fece ripensare al suo mal di schiena aggravato dal dormire su quei materassi smollati in cui si era imbattuta durante il viaggio. Si sentì intorpidita e si stirò nel letto. Uno sbadiglio le fece lacrimare gli occhi e le ricordò del sonno arretrato.Gli annunci però la stavano interessando a tal punto che proseguì la lettura dopo essersi tersa gli occhi con il bordo del lenzuolo.
CEDO SMOKING MOLTO BEN CONSERVATO
e si chiese a che cosa potesse servire un tale indumento in un paese come la Namibia dove la maggior parte della popolazione risiede in fattorie disseminate su un vastissimo territorio in cui una "vita sociale" come la intende un europeo è ridotta al minimo. La notte scende presto in Africa. Pensò ad un uomo che a bordo della sua Land Rover percorre la statale A1 immersa nel buio della savana con indosso uno smoking. Per andare dove, poi? Non riuscì proprio ad immaginarselo. Passò all'annuncio successivo
VENDO PORCELLINO D'INDIA
Scoprì che questi animali vivevano anche in Namibia. Nelle fattorie dove aveva finora pernottato, non aveva mai scorto un porcellino d'India, no, no, mai visti; ne era sicura. E se fosse l'unico esemplare in tutta quella regione africana? L'annuncio successivo la interessò in modo particolare.
SOFFRE DI DOLORI ALLA SCHIENA? LE OFFRIAMO LA NOSTRA SEDIA ERGONOMICA
che le fece ripensare al suo mal di schiena aggravato dal dormire su quei materassi smollati in cui si era imbattuta durante il viaggio. Si sentì intorpidita e si stirò nel letto. Uno sbadiglio le fece lacrimare gli occhi e le ricordò del sonno arretrato.Gli annunci però la stavano interessando a tal punto che proseguì la lettura dopo essersi tersa gli occhi con il bordo del lenzuolo.
NAPHTALINE E' ANCORA LIBERA IL MARTEDI ED IL VENERDI' PER LAVORI DOMESTICI. BUONE REFERENZE.
Vide Naphtaline, una MAMI tutta fondoschiena con i capelli stretti in un fazzoletto colorato ed un ampio straccio per la polvere in mano, che ciabattava da una stanza all'altra di una vasta "farm house" sperduta nel feld per poi finire subito dopo davanti ai fornelli a mescolare minestre di verdura o a sfornare torte di formaggio. Ma solo il Martedì ed il Venerdì. Perchè negli altri giorni i bambini dei padroni avrebbero mangiato minestrine liofilizzate e cibi precotti. Non tutti hanno la stessa pazienza e abnegazione di MAMI nel ripulire, tagliare e mondare quegli ortaggi.
Decise di averne avuto abbastanza di annunci. Stava richiudendo il giornale quando lo sguardo si incollò sull'ultimo trafiletto al margine esterno della pagina.
VENDO ABITAZIONE CONFORTEVOLE. TRE STANZE DA LETTO NEL CENTRO DI OKAHANDJA. PREZZO MODICO. ZONA TRANQUILLA. NESSUNA CASA DI FRONTE, NON LONTANO DAL MERCATO, DALLA BANCA, DAL NEGOZIO VIDEO, DALL'AUTORIMESSA,...
Il testo non le suggerì alcuna immagine nella mente, ma non potè fare a meno di riprendere la lettura dell'annuncio dall'inizio. Rilesse il nome della località. Poi, richiuse il settimanale che abbandonò ai piedi del letto, non c'era più spazio sul comodino ingombro di oggetti sfilati frettolosamente dalla valigia alla ricerca delle sue gocce. Mentre allungava la mano verso l'interruttore il nome della località le tornò in mente e le sembrò stranamente familiare. Lo ripetè mentalmente più volte prima di addormentarsi , ma senza che questo suscitasse in lei altre emozioni. Era troppo stanca.
La mattina successiva, come ogni mattina, la guida illustrò in autobus il programma del giorno e lei, come ogni mattina, ascoltò distrattamente la spiegazione; stava osservando il panorama. Guardava la catena del Naukluft e le montagne con le cime appiattite dal vento, una linea blu scuro su un orizzonte a tratti coperto da boschi di acacie. Poichè distratta, il nome della località in cui avrebbero pranzato fu recepito, ma non processato dal cervello. Staccò lo sguardo dall'orizzonte solo quando la sua vicina distese la cartina geografica e accorgendosi dell'invasione si scusò. Poi, per farsi perdonare, le mostrò la prossima meta: Okahandja. Ne fu sorpresa e, esitante, chiese conferma. Se c'e' tempo, dopo pranzo, potremmo andare a vedere la casa messa in vendita, pronunciò a bassa voce, quasi sussurrando. La sua vicina sorrise imbarazzata, ma non disse nulla.
Dopo la sorpresa fu quasi spavento quello che provò quando, nel cercare gli occhiali da sole la sua mano sfilò dallo zaino un foglio del giornale letto la notte prima. Lo aveva usato per avvolgere una statuetta di legno, ma il pacco si era disfatto durante la cieca ricerca della mano. Fu quasi costretta a rileggere l'annuncio; questa volta in preda all'agitazione. Alzò gli occhi. L'imbarazzo che provò nei confronti della sua vicina fu tale da costringerla a richiudere subito lo zaino ricacciandovi il foglio e a voltarsi nuovamente verso il finestrino rinunciando agli occhiali. Strinse lo zaino a sè e rimase con lo sguardo incollato al vetro. Chiuse gli occhi quando iniziarono a bruciare per il forte riverbero.Sullo schermo nero apparve MAMI con un largo sorriso che rassettava non più la casa isolata nel feld, bensì la sua non lontano dal centro di Okahandja. Si vide entrare in cucina, si sentì chiedere a MAMI se si era ricordata di dare da mangiare al porcellino d'India. Mi raccomando, è l'unico esemplare vivente in tutta la Namibia. Con la mente riuscì ad immaginarsi le stoviglie riposte nell'armadio. Faccio un salto in banca e poi vado a ritirare lo smoking acquistato ieri, furono le sue ultime parole mentre si richiudeva la porta alle spalle.
Sempre a occhi chiusi vide il feld scorrere davanti al finestrino.
Arrivarono ad Okahandja verso mezzogiorno. Non riuscì ad ingoiare neanche un boccone. Stette in disparte al margine della lunga tavolata fissando il fondo della sala con gli occhi ormai fortemente arrossati. Non bevve il solito boccale di birra per paura di versare qualche goccia sullo smoking fresco di tintoria. Nessuno la notò.Improvvisamente si sveglio dal torpore in cui era caduta e controllò l'ora al suo polso. Scoprì così di essere in ritardo all'appuntamento. Come aveva fatto a scordarsene? Eppure il proprietario si era tanto raccomandato di essere puntuale, perchè dopo di lei un'altra persona avrebbe voluto visitare la casa. Sa, con tutti gli impegni di lavoro che ho...
Risalì sull'autobus sicura che l'avrebbero accompagnata all'appuntamento, ma rimase delusa quando vide il cartello di "Benvenuto ad Okahandja" scorrere via. Si irritò con se stessa per essersi fidata della guida. Per tutto il tragitto fino al parco Etosha pensò che sarebbe stato bene avvertire il padrone non appena arrivati al campo. Il suo pensiero fu deviato dagli eventi. La guida avvertì tutti che la cena sarebbe stata servita subito. Il tempo di portare la valigia in camera, di rinfrescarsi il viso,ma non il tempo di telefonare.
Dormì sognando MAMI che bruciava la minestra. Ma no, si disse, oggi è Giovedì. MAMI sarebbe venuta il giorno dopo.I bambini si sarebbero dovuti accontentare del purè di patate in scatola. Avrebbe dovuto sorbirsi le loro lamentele. E poi ancora..meno male che oggi c'e' MAMI che prepara la minestra. Quell'andirivieni di persone nella sua testa la tenne occupata tutta la notte. Per la durata del sogno, che l'accompagnò fino all'ora della sveglia, si preoccupò di calmare i bambini e di aiutare MAMI a tagliare le verdure. Al mattino era stremata.
Che lei fosse una persona originale i suoi familiari già lo sapevano, ma non i compagni di viaggio, i quali la consideravano tranquilla e riservata; forse anche un pò timida. Nessuno avrebbe mai immaginato che quel giorno, durante la breve sosta al lago salato, si sarebbe allontanata per nascondersi nel vicino bosco di acacie. Il gruppo ritornò ai pulmini sui cui erano stati ridistribuiti dopo una settimana di autobus. Alcuni pensarono si fosse infilata in un'altra vettura; altri addirittura, poi interrogati dalla polizia, giurarono di averla vista salire davanti. Il risultato di tanta distrazione e confusione fu che comunque le vetture si misero in moto senza di lei.
Nascosta tra le acacie osservò le ruote mentre svanivano all'orizzonte. Rombi di motore sempre più lontani fino a disperdersi nel fruscio del vento che sfilava tra l'erba alta della savana. Guardò l'orologio.
Speriamo, si disse, di arrivare in tempo all'appuntamento.
Flash (settembre 1997)
martedì 27 maggio 2008
Per te




Un giorno ti capiterà di passeggiare
sulla stessa spiaggia
dove un tempo
ho camminato io.
Lascerai impronte
accanto alle mie
ormai lavate via dall'onda.
Quel giorno io
sarò vento,
lieve,
la brezza che accompagna il volo dei gabbiani.
Mi nasconderò nel tuo sorriso
per potermi riscaldare
sarò nel tuo sguardo
per vedere lontano.
Sarò delicato
come una tua lacrima
Sarò scoglio
su cui potrai riposare
sarò nulla
ma sarò ovunque tu mi voglia cercare.
Mi troverai,
sempre.
Quel giorno fermati ad ascoltare il mare.
Trasportato dal vento ti giungerà il mio canto.
L'ho composto con le note scritte dalla gioia,
la gioia che sentivo
quando ci vedevamo
quando ricevevo un tuo scritto,
mi hai regalato
un pensiero
hai condiviso con me un sogno.
E' tanto
in questo mare
che avrà cancellato le mie impronte.
Non ci saranno più mie parole
solo quelle che ti ho lasciato.
Ma tu fermati un'attimo su quella spiaggia,
ascolta il mio canto.
E' per te.
L'ho composto con i fili d'oro del cuore.
sulla stessa spiaggia
dove un tempo
ho camminato io.
Lascerai impronte
accanto alle mie
ormai lavate via dall'onda.
Quel giorno io
sarò vento,
lieve,
la brezza che accompagna il volo dei gabbiani.
Mi nasconderò nel tuo sorriso
per potermi riscaldare
sarò nel tuo sguardo
per vedere lontano.
Sarò delicato
come una tua lacrima
Sarò scoglio
su cui potrai riposare
sarò nulla
ma sarò ovunque tu mi voglia cercare.
Mi troverai,
sempre.
Quel giorno fermati ad ascoltare il mare.
Trasportato dal vento ti giungerà il mio canto.
L'ho composto con le note scritte dalla gioia,
la gioia che sentivo
quando ci vedevamo
quando ricevevo un tuo scritto,
mi hai regalato
un pensiero
hai condiviso con me un sogno.
E' tanto
in questo mare
che avrà cancellato le mie impronte.
Non ci saranno più mie parole
solo quelle che ti ho lasciato.
Ma tu fermati un'attimo su quella spiaggia,
ascolta il mio canto.
E' per te.
L'ho composto con i fili d'oro del cuore.
Flash (maggio 2008)
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