mercoledì 4 giugno 2008

Sole e Ombra


"Una lavatrice nel cielo...anzi...la MIA lavatrice!" urlò, ma fu colta subito da un dubbio. "No...non è la la mia lavatrice. La mia è a casa ed è guasta dal...dal...1970". Era incerta sull'anno. "1970...No, non può essere...e poi questa è gialla e dà fastidio alle....orecchie...orecchie?...non ho male alle orecchie. Non c'e' neanche un alito di vento!".
Strizzò gli occhi. A guardare quell'oggetto sospeso nel cielo le procurava fastidio alla vista. Quando li riaprì la lavatrice era scomparsa dalla sua mente. "Ecco la luna. E' già notte", pensò, "Devo dormire, altrimenti domani avrò mal di testa. Mi viene sempre mal di testa, quando non dormo a sufficienza". Mugugnando si agitò sulla sedia. Si voltò un pò verso destra, un pò sul lato sinistro; non riusciva a trovare una postura comoda che le consentisse di distendere le gambe. Sentì un calore che dalla fronte si diffondeva su tutto il viso. Fu investita dal ricordo di un lettino sul ponte di una nave da crociera. Avvertì l'odore salmastro del mare trasportato dal vento. "Ieri il matrimonio, il pranzo, gli invitati, tutto quel trambusto e oggi finalmente in viaggio verso la Grecia". Emise un profondo respiro di sollievo. Strizzò nuovamente gli occhi. "Dove avrò lasciato le spalline. Il vestito cade male e mi stringe sotto le ascelle".
"Che caldo" si disse. Improvvisamente aggrottò la fronte. "Ma chi ha messo la mia camicetta di seta nel mucchio insieme al bucato che deve andare a sessanta gradi?". Mentre si chiedeva che fine avesse fatto la torta nuziale un ombra si allungò sulla sua figura.

"Mamma, sei qui!". Una signora entrò nel suo campo e l'immagine si sovrappose ai suoi pensieri. "Ah, signorina, mi può portare una scarpa...come..una scarpa?...Ma no, non credo sia il caso...le scarpe le ho indosso", le disse sorpresa. Teneva la testa inclinata in avanti sforzandosi di guardarsi i piedi. "Forse hai sete, mamma?" "Sete?...mamma? Neanche un pò...Però se fosse così gentile da portarmi da bere?..ma..ci conosciamo?". Alzò la testa per vedere meglio la nuova arrivata. "Mamma, sono io, Giulia, tua figlia. Ti ho portato il gelato, come mi hai chiesto tu martedì", esclamò con esagerato entusiasmo cercando così di nascondere il disagio per non essere stata riconosciuta. La madre non diede segno di averla capita. Anzi, voltò la testa dalla parte opposta, infastidita da quella presenza estranea.
La figlia si sedette di fianco alla sedia, sull'erba. In silenzio scartò il pacchetto che teneva in una mano. Il fruscio della carta attrasse l'attenzione dell'anziana, che si girò nuovamente per vedere cosa stesse accadendo. Era una coppa di gelato alla fragola che al calore estivo si stava velocemente squagliando. Con il cucchiaino di plastica la figlia iniziò ad imboccarla. Quella sostanza dolciastra che si scioglieva in bocca le fece provare un piacere profondo. Si ricordò di quando era piccola e la domenica usciva con papà. Il suo viso si illuminò al ricordo. " E' buona la torta al cioccolato, vero?", le chiese con una voce piena di gratitudine. Ne prese solo altri due assaggi, poi chiuse gli occhi. Era stanca. Stettero insieme ancora un pò, in silenzio.

Era trascorsa un'ora da quando la figlia se n'era andata, ma la signora era sempre lì, seduta al sole, immobile. Aveva appoggiato la testa sul sedile, un lieve sorriso sulle labbra come se stesse facendo un sogno piacevole.

"Signora Steiner!...Ah, eccola finalmente...Ma dove si era cacciata? L'ho cercata per tutto il parco". L'infermiera sbucò tutta affannata da dietro un gruppo di pini. "Chi l'ha spinta fin qui lasciandola tutta sola sotto il sole cocente?". La signora Steiner si voltò lentamente verso di lei. Ora la fissava in silenzio con un'espressione di stupore in volto. Non aveva compreso. "Sono appena tornata dalla Grecia e non ho ancora disfatto le valige". "Certo, certo...che stupida! Come ho fatto a dimenticarmi del viaggio. Comunque adesso non c'è tempo per sistemare il guardaroba. Deve rientrare con me. La stavamo cercando tutti", disse l'infermiera scuotendo la testa e sospirando. Mentre si dirigeva svelta verso l'edificio, una gamba della paziente scivolò dall'appoggio della carrozzella. Ora sfregava e rimbalzava inerte contro la ruota. L'infermiera sbuffando si fermò. Si chinò a sistemare la signora Steiner. "Uh, quanto pesa! Devo confessarle che da quando è quì si è appesantita un pò. Trascorre il suo tempo a sonnecchiare, ma non le manca certo l'appetito. Sarò costretta a farla mettere a dieta...Ecco fatto..Ma ora facciamo presto. E' ora di riposare!". La signora Steiner non la poteva più sentire. Si era addormentata.
L'infermiera si aggiustò i capelli che nello sforzo erano finiti sugli occhi. Pensò, che forse, se avesse fatto in tempo, sarebbe andata dal parrucchiere.
Riprese a spingere la carrozzella.

Flash (febbraio 2001)

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